Nell’agosto 1944, una diciannovenne anonima perdona i suoi carnefici prima di essere giustiziata a Campo di Marte
Nel clima di terrore dell’agosto 1944 a Firenze, il quartiere di San Gervasio vive sotto l'occupazione nazifascista, martoriato da violenze e rappresaglie come la distruzione di via Michele Amari.
In questo scenario si distingue l'operato di Don Pio Carlo Poggi e dei suoi collaboratori, che assistono feriti e perseguitati presso l'ospedale da campo di Villa Ada e la canonica della parrocchia.
Tra i volontari figura Don Mario Chiappelli, un giovane sacerdote che presta soccorso ai civili finiti nella terra di nessuno.
All'inizio di agosto, una ragazza di 19 anni — orfana di entrambi i genitori a causa dei bombardamenti del 1943 e inserviente a Villa Ada — viene arrestata dai franchi tiratori all'angolo di via Cento Stelle mentre, insieme a Don Chiappelli, sta prestando soccorso a un uomo morente. Nonostante la sua totale estraneità alle azioni di guerra, la giovane viene reclusa e condannata alla fucilazione. Durante la notte di prigionia che precede l'esecuzione, assistita spiritualmente da Don Chiappelli, la ragazza affronta l'imminente fine con straordinaria dignità e lucida rassegnazione: pulisce la cella per mantenere una parvenza di normalità, esprime il dolore per la propria vita spezzata senza lasciare eredi e trova persino la forza di confortare il sacerdote, sopraffatto dallo sgomento e dalla rabbia per l'ingiustizia.
All'alba, condotta allo stadio di Campo di Marte, la giovane mostra una profonda pietà umana verso i componenti del plotone d'esecuzione e il loro giovane ufficiale. Prima di essere uccisa, rivolge parole di assoluzione al comandante, affermando che nessuno ha colpa per quanto sta accadendo. La sua morte, avvenuta sotto gli occhi di Don Chiappelli, resta una drammatica testimonianza delle vittime anonime travolte dalla brutalità della guerra.