Giuliana Serafini e le sigaraie

Le donne nel periodo di guerra, lo sciopero del 1944

Giuliana Serafini nasce a Firenze il 19 dicembre 1907. Il padre di Giuliana si chiama Leonello, la madre Amalia Graziani.
Consegue la licenza elementare e il 29 aprile 1933 si sposa con Piero Galeotti.
Entra a lavorare alla Manifattura Tabacchi a diciassette anni, diventa poi maestra sigaraia. Giuliana è antifascista.

La lotta parte da lontano. È il 29 giugno 1874 quando le sigaraie scioperano in massa: guadagnano 21 centesimi ogni cento sigari confezionati, ma si fa fatica a produrne, perché la qualità delle foglie di tabacco è cattiva. Dopo sei giorni di sciopero e una commissione di otto sigaraie che tratta in questura con il direttore, ottengono 4 centesimi in più ogni cento sigari.
Nel 1878 creano il Circolo di propaganda socialista fra le operaie di San Frediano, nel 1883 la Società di mutuo soccorso fra le operaie della Manifattura Tabacchi in Firenze e nel 1893, quando nasce la Camera del lavoro di Firenze, sono le prime a farne parte.
Nel 1921, quando è proclamato lo sciopero generale, dopo l'uccisione di Spartaco Lavagnini, rispondono in massa. Il fascismo non attecchisce.
Il 4 novembre 1940 è inaugurata la nuova Manifattura Tabacchi alle Cascine. Riunisce in un solo luogo i due comparti produttivi principali, prima nei locali dell'ex convento di Sant’Orsola e nella chiesa sconsacrata di San Pancrazio, e tutta la filiera comprese le strutture del Dopolavoro, nei locali attualmente occupati dal Teatro Puccini.
Durante il regime fascista si lotta clandestinamente, si parla sottovoce, si cerca di “agganciare” le operaie antifasciste, ci si guarda dagli esperti sindacali, spie del regime, si parla delle bastonature, della galera, delle persecuzioni.
Quanti mariti al Tribunale speciale e quanti in galera!
Quando scoppia la guerra, quanti fratelli, mariti e figli sono costretti ad andarci!
Il 25 luglio 1943 cade il governo Mussolini, si accende una speranza.
Il giorno dopo le sigaraie non lavorano, allontanano gli elementi più compromessi col regime e fanno il funerale al Duce: una lunga cassa per la spedizione di sigarette è coperta con un drappo nero con sopra un quadro di Mussolini. In quattro la trasportano in tutti i reparti della Manifattura e le sigaraie inneggiano alla libertà. La felicità dura poco, solo 45 giorni.

L'8 settembre continua la lotta dura e clandestina contro fascisti e tedeschi, ormai padroni della produzione.
Adele Marini, Corinna Pratesi e Gino Comparini costituiscono il primo Comitato segreto della Manifattura. Prendono contatto con il Comitato cittadino del PCI, diretto da Giuseppe Rossi, composto da elementi di fabbrica e di strada, tra gli altri Mario Fabiani, Aldo Bramanti e Alfredo Mazzoni, a cui è chiesto di dirigere il Comitato Settore Industriale (CSI) per collegare fra loro le più importanti fabbriche fiorentine.
Fanno parte di questo Comitato per la Manifattura Tabacchi Bruno Bertini e Fosco Ricci. Il Comitato Cittadino è in collegamento con il Comitato Toscano di Liberazione Nazionale.
In ogni reparto ci sono cellule clandestine. Le attive contano 74 lavoratrici e 11 lavoratori.
Le sigaraie diffondono il materiale clandestino, addirittura riescono ad affiggerlo alla porta del Direttore Antonino Pavone, convinto fascista e collaborazionista.
Intorno alla fine di settembre 1943 Giuliana Serafini e Adele Marini sostengono i partigiani che si trovano sul Monte Morello, raccogliendo denaro e consegnandolo a Rigoletto Caciolli di Sesto Fiorentino. Caciolli capisce che è l'occasione per un'azione politica più efficace e concorda con Giuliana un appuntamento sul Lungarno Cellini per fornirle istruzioni precise.
Giuliana entra nel PCI e poi in contatto con Mario Fabiani, che la istruisce per il lavoro organizzativo e la creazione di cellule clandestine: più la stampa si diffonde, più le sigaraie aderiscono al movimento e più cellule si formano.
Come avviene la diffusione del materiale clandestino?
Giuliana ritira i manifestini da un barbiere in via Ponte alle Mosse, utilizzando la parola d'ordine “Sono la moglie dell'arrotino! Mi dà le forbici da arrotare?”. Li prende nel retrobottega e li nasconde nel giornale “Era fascista”, entrando in Manifattura con il giornale ben visibile, che passa di mano in mano.
Altre volte li nasconde nel corsetto, correndo qualche rischio, come quando sul Ponte San Niccolò deve incontrare Sandro Setti, il nuovo collegamento deciso da Mario Fabiani per le sigaraie.
Due militi la fermano, le chiedono cos'ha nel grande pacco sul manubrio della bicicletta. Nel pacco c'è un abito ma nello scendere di bicicletta, si sente scivolare dal corsetto i manifestini, allora con prontezza si piega sul manubrio della bicicletta e impedisce che cadano.
I manifestini entrano in Manifattura anche nascosti tra le pagine di una rivista di moda.
Operai attrezzisti e addetti alla manutenzione sono il collegamento tra i reparti della Manifattura e si possono muovere senza sospetti. Tali azioni producono: medicinali, denaro, sigarette per i partigiani e una maggiore consapevolezza politica.
Ma come si fa a portare fuori dalla Manifattura le sigarette?
Il personale delle Finanze all'uscita perquisisce tutti accuratamente.
Le sigaraie organizzano una protesta per non restare in Manifattura, quando suonano gli allarmi aerei, i rifugi nelle cantine non sono sicuri, sono delle trappole. Il Direttore non cede alle richieste ma all'ennesimo allarme aereo le sigaraie forzano il cancello e si disperdono nel parco delle Cascine.
Sono arrestate in tre, tra cui Giuliana, come responsabili della sommossa. In seguito l'arresto è commutato in sospensione. Giuliana viene degradata da maestra sigaraia a operaia semplice e adibita a pulire i gabinetti, ma l'umile mansione le consente un maggior movimento in fabbrica.
La lotta però dà i suoi primi frutti e Pavone concede alle sigaraie di uscire dalla fabbrica quando suonano gli allarmi, in questo modo si portano addosso le sigarette che spargono poi tra i cespugli delle Cascine e che riprendono la sera all’uscita dal lavoro.
Giuliana, imbottita di sigarette, sfugge alla perquisizione grazie ad Adele Marini, che, per farle superare il controllo, la spinge forte oltre il cancello.

La lotta di Resistenza è sempre più dura, si prepara lo sciopero generale, il più grande atto di disobbedienza civile in un paese occupato.
Staffette e lavoratori lavorano per diffondere le direttive e l'organizzazione di questo atto politico.
Ogni particolare è studiato nei dettagli. Si corrono grossi rischi: la fucilazione, la deportazione, l'arresto. I Gruppi di Azione Patriottica (GAP), con le loro azioni, distolgono l'attenzione della forza pubblica dalle fabbriche.
Lo sciopero deve riuscire, danneggiando il meno possibile gli operai.
Il 3 marzo 1944 è il giorno. All'alba, i GAP incendiano la sede dei sindacati fascisti, distruggono gli schedari con i nomi degli operai da deportare, sono 4.000 schede, altre bombe fanno saltare le rotaie dei tram nei depositi di Monticelli, delle Cure, di via Aretina.
Le sigaraie hanno deciso di iniziare lo sciopero alla fine della seconda refezione, quando si riversano nel cortile interno, gridando contro la guerra, per il pane, lo zucchero e il latte per i figli.
Alle 13 le due sigaraie, Adele e Valeria, staccano l'interruttore dell'elettricità e le attiviste, di reparto in reparto, incitano all'abbandono del posto di lavoro: è sciopero.
Le sigaraie portano le loro richieste al direttore Antonino Pavone, che assicura che le presenterà a chi di competenza ma invita le donne a riprendere a lavorare. Le sigaraie non mollano e continuano lo sciopero.
Il 4 marzo tutti si presentano al lavoro ma nessuno lavora, è uno sciopero bianco. Il direttore chiama la Pubblica Sicurezza e Mario Carità, comandante del Reparto dei Servizi Speciali che opera a Firenze durante il periodo della Repubblica Sociale, che passa di reparto in reparto, sperando che la sua fama incuta terrore e si riprenda a lavorare.
Nulla accade di tutto ciò, anzi, ci sono grida e invettive, tanto che un repubblichino spara e un'operaia gli urla “Vigliacco, sparaci addosso se hai coraggio”. Non individuando l'operaia, Carità ne arresta tre a caso, portate via sotto un lancio di manifestini antifascisti.
Intanto i repubblichini arraffano migliaia di sigarette, mettendole persino negli stivali e nei berretti ma le sigaraie avvertono il portiere. Un ufficiale è costretto a richiamare i suoi uomini, sono restituite più di 4.000 sigarette.
Le tre sigaraie sono rilasciate al grido di “Ladri, andate via, finché ci sarete voi il lavoro non si riprende”.
Carità è costretto ad andar via battuto.
Lo sciopero dura giorni, riesce perfettamente e le operaie ottengono 192 ore di gratifica a fine anno, una razione mensile di 100 sigarette a testa, aumenti di salario e un miglioramento della mensa “ma son poca cosa le conquiste parziali quando le nostre città sono minacciate, oltre che dalla fame, dalla distruzione e dal terrore fascista. Avanti generose sigaraie! La lotta non è finita e tutte le operaie vi seguiranno!”
Il giorno dopo la fucilazione dei cinque giovani al Campo di Marte, le sigaraie insorgono e escono dalla fabbrica. Solo il contemporaneo bombardamento ferma il loro proposito di andare a protestare verso le autorità, che rimangono comunque colpite dalla immediata reazione delle donne della Manifattura.

Il 18 novembre 1946 nasce la figlia, Sonia Galeotti.

Il 29 giugno 1965, a Roma, al Teatro Adriano, Giuliana Serafini è premiata con la Stella d'oro delle Brigate Garibaldi, che le viene consegnata da Luigi Longo, segretario del PCI, in una cerimonia al termine della IV Conferenza delle donne comuniste.
Premiate con lei altre 14 donne, tra le quali Teresa Noce, Laura Polizzi, Nella Marcellino.
Questa la motivazione: “Capo operaia della Manifattura Tabacchi di Firenze, gli orrori della guerra maturano in lei la coscienza della rivolta all'oppressione fascista, prende parte alle prime manifestazioni di protesta e per questo viene prima arrestata e poi degradata in fabbrica. Rilasciata, ritorna alla lotta entrando nelle file del Partito Comunista Italiano ed organizzando il movimento di resistenza delle operaie della sua fabbrica dove nel marzo 1944 dirige gli scioperi insurrezionali. Come operaia e come gappista porta il suo contributo alla liberazione di Firenze”.
Nel marzo 1979, in occasione del 35° anniversario degli scioperi del 1944, i giornali pubblicano molti articoli, tra questi uno la descrive così:
“Giuliana Serafini, settanta anni, alla Manifattura Tabacchi da quando ne aveva diciassette con la permanente fresca e un po' di tremore nel ritrovarsi dopo tanti anni in quelle stanze fra quegli stessi compagni con cui aveva lottato e lavorato, ha rievocato i giorni terribili e eroici del marzo 1944. Lei era entrata tra le prime nella Resistenza: dopo essere stata in prigione per avere difeso delle compagne aveva incontrato Mario Fabiani ed aveva incominciato a portare la stampa clandestina nella grande azienda delle sigaraie”.
Nell'agosto del 1986 si trasferisce col marito Piero nel piccolo paese di Poggio alla Croce nel Comune di Figline Valdarno dove muore l'11 febbraio 1992. Il marito Piero muore nello stesso anno.

  • Mirella Alloiso, “Volontarie della Libertà. 8 settembre 1943 – 25 aprile 1945”, 1981, p. 81
  • Lucilla Mancini, “Le sigaraie. Lavoro e organizzazione produttiva nella manifattura Tabacchi di Firenze fra Resistenza e dopoguerra”, In: “Ricerche storiche”, a. XXXIV, n. 1, gen-apr 2004, pp. 97-127
  • Donatella Masini, Maurizio Bertelli, “Le sigaraie della Manifattura Tabacchi di Firenze”, Camera del lavoro, 1993
  • Alfredo Mazzoni, “La Resistenza nelle fabbriche fiorentine. Ricordi del periodo clandestino” in “È il 1 maggio: aprite! 1893/1948 La Camera del Lavoro di Firenze dalla fondazione alla ricostruzione”, Camera del lavoro, 1983, pp. 57-72
  • Alfredo Mazzoni in “I Compagni di Firenze. Memorie della Resistenza (1943-1944)”, Istituto Gramsci Toscano, 1984
  • “Partigiane della libertà”, Stampa e propaganda PCI, 1973
  • Marta Pellistri, “Le lotte delle sigaraie fiorentine. Dallo sciopero del 1874 al fascismo” in “Microstoria”, n. 27, pp. 18-20
  • “La ricostruzione in Toscana. Dal CLN ai partiti”, a cura di Ettore Rotelli, Il Mulino, 1980-81, Vol. 2 p. 850
  • Giuliana Serafini, “I fascisti messi in fuga” in “Le donne della Resistenza”, Numero speciale di “Noi Donne”, 25 aprile 1964,
  • A cura di Giovanni Verni, “Cronologia della Resistenza in Toscana”, Carocci, 2005, p. 54
  • “Le operaie della Manifattura in memoria delle compagne” in “L'Unità” 2 novembre 1946
  • “Commemorazione degli scioperi del 1944 e sulle sigaraie” in “Paese sera – Cronaca di Firenze” 19 marzo 1979
  • “Manifestazione delle sigaraie in lotta nel 1944” in “L'Unità – Cronaca di Firenze”, 20 marzo 1979
  • “Nuove e vecchie sigaraie raccontano le loro lotte. Per la democrazia e contro la violenza dal '44 ad oggi” in “L'Unità – Cronaca di Firenze”, 21 marzo 1979


 

Cronache di lotta
Le sigaraie della Manifattura Tabacchi e lo sciopero del marzo 1944 

...le tabaccaie, venerdì 3 c. m. a mezzogiorno si posero anch'esse in sciopero. 
Accorsero subito le autorità, non riconosciute dalla massa, e un tedesco. I fascisti, entrati nei reparti, cominciarono a sparare, ma, le donne e gli uomini, che avevano solidarizzato, non si mossero per niente. 
Gli assassini fascisti colpiti da questo energico contegno, cominciarono a malmenare le donne che gli erano vicine. Gli fu risposto con le peggiori parole che si potrebbe dire loro. 
Il capo assassino Manganiello intese di domandare cosa si voleva, ed in coro gli fu risposto: “Abbiano fame, vogliamo la Pace, e non vogliamo che i nostri figli siano presi per forza”. 
Manganiello rispose, che tutto era in mano dei tedeschi e che egli non poteva far niente. Mentre parlava fu gettato un numero di  manifestini che inneggiavano allo sciopero e alla lotta contro gli invasori e contro i traditori fascisti, i quali, nel momento, stavano riempiendosi le tasche di sigarette. 
Una compagna, accortasene, telefonò in portineria con le seguenti parole “Attenzione, Attenzione, i repubblicani svaligiano la Manifattura". Frugati in portineria fu ricuperato per un valore di L. 9500.
Un Ufficiale della Guardia Repubblicana fu fatto smettere di fumare, con sua grande stizza, dalle donne. 
Lo sciopero proseguì il sabato ed il tedesco promise di migliorare la mensa con 2 Kg di patate al mese, qualche etto di marmellata e della farina gialla. 
Le donne dissero che esse volevano l'aumento delle razioni per tutti e non solo per esse. 
Il terzo giorno, il lunedì, si entrò in Manifattura ma il lavoro non fu ripreso al ritmo normale, anzi, possiamo dire che proseguì con lo sciopero bianco. Nello stesso tempo, fu dato un ultimatum di 3 giorni per una risposta concreta alle richieste fatte. 
Lo sciopero è stato totalitario e si è fatta così sentire l'avversione esistente nelle lavoratrici e nei lavoratori per gli invasori tedeschi e gli assassini fascisti.
Lettura tratta dall'articolo “Evviva le Sigaraie” pubblicato sul foglio clandestino “L'Azione comunista” del 15 marzo 1944.

La distribuzione della stampa clandestina in fabbrica
Giuliana Serafini, maestra sigaraia della Manifattura Tabacchi, partigiana 

La Giuliana Serafini ricorda che ritirava i manifestini in un negozio di barbiere di via del Ponte alle Mosse con la parola d'ordine: “Sono la moglie dell'arrotino! Mi dà le forbici da arrotare?”; nel retrobottega infilava i volantini nel giornale “Era fascista”, che poi teneva bene in evidenza per stornare l'attenzione dei fascisti e trasportare la stampa con una certa tranquillità. 
Altre volte, quando erano più voluminosi li nascondeva nel corsetto, ma una di queste volte corse un bel rischio: nel recarsi ad un appuntamento oltre il ponte San Niccolò con Sandro Setti, cui Fabiani aveva passato il collegamento con le sigaraie, mentre passava il ponte fu fermata da due militi, che le chiesero cosa ci fosse nel grosso pacco che portava sul manubrio della bicicletta e che in realtà era costituito da un abito. 
Nello scendere bruscamente di bicicletta la Giuliana si sentì scivolare dal corsetto i manifestini e, allora, con gran presenza di spirito, si curvò sul manubrio della bicicletta per mostrare il contenuto del pacco, impedendo così che i manifestini finissero di scivolare e si sparpagliassero per terra.
Lettura tratta dal libro “Le sigaraie della Manifattura Tabacchi di Firenze”, ricerca documentaristica e testimoniale a cura di Donatella Masini e Maurizio Bertelli, pubblicato da CGIL nel 1993.
 

Cronache di lotta
File audio
La distribuzione della stampa clandestina in fabbrica
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Le sigaraie della Manifattura Tabacchi e gli scioperi del marzo 1944
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